Domus Area

Monza, settembre 2009

All’interno della MIA, la Mostra Internazionale dell’Arredamento che si è appena conclusa a Monza, un pubblico stimato intorno alle diecimila persone, ha potuto visitare tra tanti stands l’installazione dell’artista Daniele Lorenzo Fumagalli. La sua operazione parte dal presupposto che l’AREA della DOMUS (evidente il gioco riferito alla Domus Aurea di Nerone) è la realtà, la rappresentazione di una specie di palcoscenico sul quale si svolgono le scene (o cilindri). Il pubblico ne è anche protagonista, infatti nel caso di una sezione dell’opera viene ripreso da piccole telecamere mentre nel video compaiono persone diverse da quelle filmate. È una allucinazione visiva, che va a tradursi nello spirito universale dell’unità divisibile, uno è un altro. Il merito oltre che a lui va a Gabriele Radice, direttore artistico nonché responsabile della Mostra. Insieme hanno avuto il coraggio di portare l’arte dentro una fiera che apparentemente poco ha a che fare col complesso mondo di gallerie, musei e critici. Ad esclusione dei grandi eventi supportati da battage pubblicitari, che in molti casi non trovano riscontro nel pareggio di entrate e uscite, il numero dei visitatori degli spazi ufficiali, dei templi dell’arte, è sempre più esiguo. Ecco che l’idea di portare l’arte in fiera a Monza ha dato frutti inaspettati, dunque non è il caso di prendere in considerazione questa ipotesi? Convogliare il pubblico da una stazione poco frequentata a un’altra molto più affollata significa portarlo a conoscenza dell’esistenza di altri mondi che vanno al di là della sua sfera specifica di interesse. Si diceva prima che apparentemente l’artigianato ha poco a che fare con l’arte, ma considerando che molti artisti sono solo bravi artigiani e viceversa, la presa di coscienza di questa nuova possibilità non è poi così lontana dalla realtà.

Afro Somenzari